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Contributi. Il Covid19 e le grotte, gestire la sicurezza in natura

Di Tullio Bernabei, speleologo ed esperto di sicurezza naturalistica

18 Giugno 2020

Pubblichiamo il contributo di Tullio Bernabei, speleologo ed esperto di sicurezza naturalistica, su come affrontare e gestire la sicurezza nella fruizione delle grotte ai tempi del Covid 19. L’Italia è  particolarmente ricca di grotte, alcune  delle quali accessibili al pubblico, e Bernabei  si sofferma sia sulla  esplorazione  speleologica da parte di esperti, che sulla loro fruizione turistica.

 I territori protetti del nostro paese ospitano molte grotte: la maggior parte frequentate dai soli speleologi e alcune utilizzate nell'ambito del turismo specializzato. Per chi ha responsabilità di gestione e sicurezza è legittimo chiedersi quali implicazioni comporti l'emergenza Covid19 nell'escursionismo sotterraneo.

 Sgombriamo subito il campo dal luogo comune principale, cioè il pericolo pipistrelli: non è dimostrato il contagio dai chirotteri all'uomo e anzi i nostrani non hanno mai visto il Covid19... semmai sono questi animali a rischio e gli umani a dover adottare precauzioni per non diffondere il virus.

 Aggiungiamo che le grotte non sono luoghi chiusi artificiali ma ambienti naturali molto ampi e di solito ventilati. Il problema non è neanche quello della sanificazione, che in grotta non è necessaria (né sarebbe possibile cospargere le pareti con disinfettante uccidendo ogni forma di vita, come incredibilmente avvenuto in una grotta turistica spagnola) in quanto le componenti dell'atmosfera interna e il tasso di umidità garantiscono una purificazione naturale dell'aria: non a caso in medicina esiste la speleoterapia, che consiste in permanenze sotterranee a scopo curativo soprattutto nell'ambito di malattie respiratorie.

 D'altro canto la presenza di un aerosol ad alto tasso di umidità relativa (in grotta si sfiora il 100%) potrebbe far pensare, in linea teorica, ad una certa facilità di spostamento del virus attraverso micro particelle d'acqua in sospensione, e quindi a una sua maggiore trasmissibilità: tuttavia ad oggi non esistono studi specifici sull'argomento, né alcun dato statistico, e le opinioni sono contrastanti.

 Rispetto ai comportamenti da seguire nel rispetto delle regole definite a livello nazionale, dobbiamo fare una distinzione fondamentale tra la frequentazione speleologica, quindi specializzata, e le visite alle grotte turistiche.

 Per quanto riguarda il primo caso la Società Speleologica Italiana, il Club Alpino e le federazioni regionali hanno definito misure precauzionali che sono simili a quelle previste nell'escursionismo di superficie. Oltre al distanziamento di due metri e all'uso delle mascherine quando questo non è possibile, è stato richiesto di porre maggiore attenzione su due aspetti: il lavaggio di tute e attrezzature dopo l'escursione; l'assunzione di comportamenti a basso rischio in quanto l'eventuale intervento del Soccorso Speleologico (CNSAS) costituirebbe un problema oggettivo, innanzitutto per gli operatori.

 Per quanto la comunità speleologica stia dimostrando una buona maturità, il mio parere è che nella realtà pratica e in certi tipi di grotte, soprattutto quelle che presentano tratti angusti dove è necessario passarsi i materiali, le misure di distanziamento appaiono molto difficili da seguire. Sarà quindi affidato al buon senso degli speleologi sia l'uso della mascherina in certi momenti (anche se in un cunicolo fangoso, magari a carponi, la sua applicazione appare complessa) che la riduzione del numero di persone per ogni escursione. L'aspetto didattico, cioè l'organizzazione dei corsi, dove la vicinanza allievo/istruttore è necessariamente ridotta, dovrà quantomeno essere posticipata all'autunno.

 In ambito turistico il punto critico, a sentire i gestori dell'Associazione Grotte Turistiche Italiane, rimane quello del distanziamento. I 2 m delle camminate devono essere mantenuti anche nelle zone di sosta dove la guida fornisce le sue spiegazioni: ma non sempre tali aree sono disegnate per ospitare molti visitatori cosi distanziati. In alcune cavità turistiche è stato calcolato che gruppi di 40 persone si ridurranno a 7-8.

 C'è poi il problema degli incroci tra visitatori, dato che non sempre è possibile effettuare percorsi ad anello.

 Ad oggi la situazione riaperture è ancora confusa. La Grotta di Frasassi è stata la prima a ripartire (già il 18 maggio), sembra anche su forte pressione dei locali imprenditori legati all'indotto, ma con due sole visite al giorno, gruppi ridotti, biglietti solo on line e arrivo presso l'imbocco non con la consueta navetta ma con mezzi propri: quindi una riduzione della capacità nell'ordine del 80-90%.

 La Grotta Gigante a Trieste è nuovamente visitabile dal 6 giugno con modalità simili, solo su prenotazione e solo nei weekend. Si tratta di riaperture ovviamente in remissione economica, giustificate soprattutto dalla necessità di affermare la propria "esistenza" e assumendosi anche delle responsabilità sul tema sicurezza: a differenza della superficie, infatti, per le grotte manca totalmente una normativa specifica.

 Tutto è demandato alla sensibilità e preparazione dei gestori, che stanno in questo periodo preparando e affinando i protocolli sulla sicurezza. Lo fanno non senza difficoltà poiché ognuno va adattato alle caratteristiche della singola grotta, spesso molto diverse tra loro.

 Di recente l'INAIL ha chiarito qualche dubbio, parlando di responsabilità civili e penali solo in caso di evidenti violazioni dei protocolli, ma ad esempio a Castellana (grotta turistica pubblica) permangono perplessità soprattutto sulla sicurezza del personale: tanto che in Puglia si parla di riapertura soltanto a luglio. Un'altra grotta "pubblica" ancora chiusa è quella di Pertosa, sui Monti Alburni, dove il personale assunto è in attesa di cassa integrazione.

 Nella Grotta del Vento in Alpi Apuane, un piccolo gioiello con visite molto particolari, puntano ad aprire il 17 giugno con un massimo di 20 persone al giorno divise in due gruppi: le aree di sosta interne, infatti, impediscono presenze più numerose perché poco ampie a causa della morfologia della grotta.

 Va infine ricordato che alle visite in grotte naturali possono essere equiparate anche quelle in miniera, che interessano diverse aree protette.

 Un panorama complesso quindi, e certamente non incoraggiante, nel quale tuttavia è possibile a mio parere cogliere una grande opportunità: la possibilità di sviluppare e promuovere un turismo davvero esperienziale, lento e più consapevole, non massivo, approfondito. Se esiste un ambiente naturale particolarmente adatto a un approccio di questo tipo, sono proprio le grotte.

Tullio Bernabei

IUCN
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