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A Roma l'incontro sul ruolo delle aree protette promosso dal Wwf

Istituzioni, associazioni e mondo della ricerca a confronto, Federparchi rappresentata dal presidente Sammuri

( 13 Gennaio 2023 )

“Valore Natura”, è il titolo dell’incontro organizzato da Marevivo e WWF svoltosi a Roma il 12 gennaio ed a cui ha partecipato anche Federparchi con il presidente Giampiero Sammuri. L’evento si è focalizzato sui temi riguardanti il ruolo delle Aree Protette, dando voce alle istituzioni che sono protagoniste di questa sfida e a cui le Associazioni hanno chiesto di illustrare quello che in concreto si sta facendo per perseguirla in modo corretto.

Dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin al Ministro della Protezione Civile e delle Politiche del Mare Nello Musumeci e dal Presidente della Commissione Agricoltura e Turismo del Senato Luca De Carlo (questi ultimi due protagonisti di una sessione moderata dal direttore di Green&Blue di Repubblica Riccardo Luna), dal Presidente dell’ISPRA Stefano Laporta al Comandante Generale delle Capitanerie di Porto Nicola Carlone, dal Generale dei Carabinieri Forestali Raffaele Manicone al Presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, da molti Direttori di Aree Marine Protette ai tecnici di WWF e Marevivo, i professori Carlo Blasi, Direttore scientifico Centro di Ricerca Interuniversitario Biodiversità, Servizi Ecosistemici e Sostenibilità e Carlo Alberto Graziani, Presidente Gruppo di San Rossore, gli interventi hanno sottolineato come l’obiettivo comunitario della tutela estesa al 30% del territorio e del mare rivesta anche un’importante opportunità di carattere economico e di funzionalità rispetto al contrasto al cambiamento climatico.

Nonostante sia un importante provvedimento dell’Europa e uno dei target fondamentali su cui i governi europei dovranno lavorare per raggiungere l’obiettivo del 30% di territorio protetto entro il 2030, la Strategia europea per la Biodiversità continua ad essere un oggetto misterioso per l’opinione pubblica italiana. In un recentissimo sondaggio realizzato da EMG per il centro Studi del WWF Italia, illustrato dall’Amministratore delegato e Partner di EMG Different Fabrizio Masia nel corso dell’incontro, infatti, il 90% dei cittadini non è a conoscenza del fatto che l’Unione Europea abbia varato una strategia per arrivare entro il 2030 al 30% di territorio e mare protetti di tutta Europa. Inoltre, l’86% dei cittadini dice di non essere a conoscenza della riforma costituzionale del 2022, che ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione Italiana inserendo la tutela della biodiversità e degli ecosistemi all’interno dei suoi principi generali.

Il 45% dei cittadini pensa che il nostro Paese non stia facendo abbastanza per raggiungere questo obiettivo europeo e gli intervistati ritengono che lo Stato (47% citazioni) e le Regioni (24% citazioni) dovrebbero essere i soggetti in prima linea per centrarlo. La percezione dell’opinione pubblica è che non si stia facendo abbastanza per la tutela dei processi naturali e delle aree protette (54% poco + per nulla) e il 77% degli intervistati è molto/abbastanza favorevole a destinare maggiori risorse alla difesa della natura. Il 75% (8 italiani su 10) pensa che lo Stato dovrebbe impiegare maggiori risorse rispetto a quanto ha fatto fino ad oggi sulla tutela delle Aree protette e della natura in generale. Dalla ricerca emerge poi che nonostante una buona conoscenza di parchi nazionali e regionali, l’86% dice di conoscerli (percentuali che scendono al 56% per le aree della Rete Natura 2000), siano pochi gli italiani che li frequentano. Solo l’8% sostiene, infatti, di aver visitato nel 2022 un parco nazionale; stessa percentuale per coloro i quali hanno visitato un parco regionale. Gli italiani hanno le idee chiare su quali siano gli scopi delle aree naturali protette. Per il 50% del campione, infatti, devono tutelare e valorizzare la natura, per il 20% sono importanti per proteggere gli animali che vivono nell’area protetta e per l’8% educano e sensibilizzano i cittadini sui temi ambientali. Nonostante l’espressione “servizi ecosistemici” non sia ancora penetrato nell’opinione pubblica, il 73% dei cittadini pensa che acqua, aria e cibo dipendono dai sistemi naturali. Infine, per i cittadini, tutelare il territorio e il mare è molto importante per il nostro benessere (82% molto + abbastanza) e per ridurre gli effetti del cambiamento climatico (67% molto + abbastanza).

Le Associazioni, quindi, hanno presentato una serie di punti ritenuti essenziali per rafforzare la tutela del mare: l’adozione di criteri di valutazione che permettano di misurare l’efficacia di gestione di ogni singola area marina protetta, l’insufficienza degli stanziamenti e del personale a queste preposto, il rafforzamento della sorveglianza, l’estensione delle superfici protette attraverso riperimetrazioni, nuove istituzioni anche off shore, l’annessione ai parchi costieri di aree a mare. Il sistema Aree Marine Protette ha evidenziato, secondo le Associazioni, evidenti limiti di gestione ed è per questo che viene richiesto coraggio per immaginare anche nuove forme di governance sia come coordinamento ed omogeneità dei criteri di gestione sia come istituzione di veri e propri Parchi Marini per le realtà più estese.

La sessione dedicata alle aree protette terrestri ha evidenziato come concetti quali “sistema” (il sistema delle aree protette) o come “rete” (Rete Natura 2000) imporrebbero una visione d’insieme ed una gestione più coerente, coordinata e sinergica. Considerare le aree sottoposte a vincoli ambientali come ‘isole’ è un errore noto e ad oggi tutt’altro che risolto.

Pur in un contesto generale di risultati positivi comunque raggiunti, esistono una serie di problematiche che si trascinano sino dalle prime applicazioni della Legge Quadro sulle aree protette (che risale al 91), altre sono poi subentrate con modifiche a questa apportate. Anche in questo caso WWF e Marevivo indicano una serie di punti caldi: la classificazione delle aree protette è stata incoerente e disomogenea, la previsione di parco ancora inapplicata per alcune importanti aree prioritarie di pregio, le procedure di pianificazione sono troppo lunghe e lente, la frammentazione di gestione tra Enti Parco e Carabinieri Forestali riguardo aree demaniali e riserve naturali dello Stato, difficoltà d’istituzione delle aree contigue. Le Associazioni poi segnalano come, rispetto all’impostazione originaria della norma, ci sia state modifiche della governance dei Parchi Nazionali che hanno portato le aree protette sotto una maggiore influenza degli enti locali indebolendo il ruolo e le competenze inderogabili e quindi obbligatorie dello Stato in materia di conservazione della natura.

Fonte: WWF news

foto parco Beigua
foto parco Beigua
 
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